da leggere, lungo ma bello

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Messaggio  Macho il Mer 25 Feb 2009, 14:31

Tratto dalla rivisita Riders del mese di ferbbraio

La Serravalle ai tempi loro

"E adesso Ugo il Veloce te lo trovi sulle sponde del Ticino, dove le barche si ammucchiano cullate dalla bava d'acqua che attraversa Pavia.
Se ne sta li, ogni sera che Dio manda in terra, e aspetta. Aspetta come fa la gente di pianura: immobile, mentre lo sguardo corre fino all'orizzonte. Non lo dice, Ugo Lunghi - che per gli amici rimane e rimarrà sempre Il Veloce - ma, quando il vento lo assale alle spalle e non gli azzanna il petto come un tempo, l'unica cosa che teme è l'agguato dei ricordi. Dei giorniin cui filava via sulla Milano-Genova piu rapido di un lampo, con le ruote della sua Kawasaki 900 che mordevano l'asfalto schizzando fra le auto di placide famiglie sulla soglia di una vacanza o di una gita, con l'odore del mare che s'infilava nel casco e diventava sempre piu intenso, sempre piu vicino. Ma Ugo, ormai fermo sull'argine, ha imparato a difendersi dalle trappole della nostalgia. O almeno così ci racconta. "Niente piu moto" sussurra. "Appartengono a un età lontana. Le osservo, ne parlo, ma oggi preferisco muovermi su uno scooter perchè si va piu comodi. Anche se è un altra cosa, completamente un'altra cosa".
Qualunque passione ha questo destino: provi a estirparla, farne legna da camino e bruciarla, ma la brace resta ammucchiata in un angolo del cuore, dietro il sipario degli occhi, e continua ad ardere regalandocalore alla vita senza che tu, spesso, nemmeno te ne accorga. Le passioni non diventano cenere. Mai: Il Veloce lo sa. Non lo confessa, ma lo sa.
E come lo lui lo sanno quei ragazzini ingrigitidal tempo che 40 anni fa sfreccivanano lungo la Serravalle, trasformando un'autostrada nella pista dei loro sogni, nell'azzardo di una traiettoria buona a tuffarsi tra le curve della giovinezza e scansare il rettilineo della maturità.
Attenzione,però: questa non è una storia di facili malinconie e ciglia umide. questa è la storia di un Italia segreta, che se ne sbatte delle mode e rimane incollata a un amore come la mescola delle gomme migliori s'incolla all'asfalto. questa è una storia finita, giunta a destinazione, ma che ritorna al punto di partenzadavanti a un bicchiere di vino, sbucando improvvisamente dalle strettoie della vita.
E' una storia di provincia, che sa di chiacchiere guascone e motori a manetta, leggende da bar e verità inconfutabili. Perchè oltre la scorza del "come eravamo" sopravvive un nocciolo d'innocenza che ancora oggi, ai ragazzi della Serravalle, fa spalancare la bocca dinnanzi a una Honda NS500 a tre cilindri da GP dell'85, che il proprietario dell hotel Il Castellano, a Binasco, dove li abbiamo riuniti tutti, custodisce in ufficio come un trofeo. "E' il mio Van Gogh" commenta senza mascherare l'orgoglio. E allora giù confronti tra i modelli dell'epocae quelli attuali, discussioni sulla nuova elettronica per capire se ha cancellato l'arte del manubrio o ha soltanto reso più facile lo stare in sella, imprecazioni contro gli autovelox e il tutor, che però si schiantano puntualmente su un "meglio così, comunque: dipazzi in giro ce ne sono fin troppi". "Polizia e carabinieri hanno cercato di fermarmi addirittura con gli spari e per ben 2 volte, ma io correvo più lesto delle pallottole" racconta Ugo lunghi, che adesso fa il fotografo. "Le corse sulla Serravalle nacquero con le bicilindriche, quando il pilota faceva la differenza. Le moto attuali vanno troppo veloci e il rischio non è piu calcolabile. Inoltre sono tanto perfette che chiunque le può guidare...Non c'è gusto".
Agli inizi degli anni Settanta, mica era così. Il mezzo andava domato come un cavallo imbizzarrito e smanettare sulla Milano-Genova ti faceva sentire un piccolo Dio delle due ruote, un John Wayne formato padano, sporco d'olio invece che di polvere.
"Avevamo studiato il modo di entrare e uscire dall'autostrada senza pagare" spiega Sandro Carò, detto Manetta, considerato il mago dei carburatoristi nell'Oltrepò Pavese. "Io avevo una Laverda 750 che, in quegli anni, era la Ferrari delle moto. I giapponesi dovevano ancora sbarcare sul mercato mondiale, i marchi inglesi erano belli da vedere ma poco affidabili... la Honda 750 Four cambiò tutto: era il sogno. Prestazioni incredibili, meccanica perfetta, velocità da sballo, manutenzione ridotta. Ma, paradossalmente, niente più Serravalle, tranne che non fossi disposto a giocarti la vita".
Carlo Gasparri, detto Provolino ("perchè rompevo le palle a tutti"), ne ha sfondati di pistoni in quelle corse. "Avevo una Laverda 750 talmente tirata che dopo 3 chilometri a menetta dovevo fermarmi" ricorda oggi che ha un officina con Tony Zecchirelli, il suo gemello di gimkane sulla serravalle. "Ci incontravamo sempre nella stessa stazione di servizio. Arrivavano da Milano per sfidarci: un'occhiata e via, si partiva. Conoscevamo il tracciato a memoria: la curva del postino, dove potevi sorpassare chi aveva una moto più potente della tua; il tratto che va dalla galleria della Campora a Bolzaneto dove, ogni volta che piegavi, le pedane toccavano l'asfalto e il rumore era una sinfonia...". "E poi le ragazze non avevano occhi che per noi" sogghigna Tony. "Facevano la fila per un giro sul Laverda e per il resto...".
Gianfranco Buffarello, detto Il Buffa, non coniuga i verbi all'imperfetto. Per lui, che ha 66 anni ma lo spirito indomito di un adolescente, la Serravalle resta ancora una pista. E' fra le due, tre persone che ancora si ostinano a lanciarsi contro il vento in qual gomitolo di pece: non a caso è stato un pilota con la Yamaha 250. "Quando avevo 20 anni i giapponesi andavano sul carretto, altro che moto" borbotta. "Con il Morini 175 filavo a 170 cilometri l'ora e nessuno poteva starmi dietro. Oggi frego il tutor in modo artigianale: una lunga smanettata per 30, 40 chilometri e poi una bella sosta, così il tempo di percorrenza rientra nel previsto. Devo dire, però che comincio a essere un pò stufo d'infilarmi a duecento all'ora in un buco di mezzo metro fra due macchine. Mi sa che forse è venuto il momento...". "Di smettere? Via, Buffa, tu non smetterai mai!" replica Roberto Pizzo, detto Rambo, il mago delle impennate. "Io, invece, a un certo punto ho detto basta: per due volte sono caduto e ho rischiato di andarmene all'altro mondo, come purtroppo è capitato a tanti. Facevo anche 5 chilometri su una ruota e in quinta. Adesso preferisco smanettare in pista al Mugello: chi ama davvero le moto può forse mettere a repentaglio la sua vita, ma non quella degli altri". Anche Francesco Calvi, detto Cesco, ormai guarda la Milano-Genova soltanto dall'alto, quando fa scivolare lo sguardo dalla sua cabina di pilotaggio. "Guido aerei e di ricordi ne ho abbastanza" taglia netto. Erano giovani le '68, questi ragazzi appena ingrigiti. Intorno a loro il mondo cambiava pelle o,probabilmente, si rifaceva solo il trucco. Il Veloce, Rambo, Il Buffa, Manetta e gli altri nemmeno se ne accorgevano: avevano la Serravalle, una moto che ruggiva sotto il culo e questo bastava. Il loro mondo non è mai cambiato, la passione di un tempo sopravvive intatta. Sono rimasti fedeli agli ideali della giovinezza. Li guardi e ti chiedi: quanti di Noi possono dire lo stesso?"



L'articolo sopra riportato non vuole trasmette a chi lo legge un qualunque tipo di messaggio dal punto di vista del comportamento sulla strada. ne indurre a un comportamento contrario al corretto andamento in strada.

Sarebbe bello che un domani qualcuno possa parlare così di noi. Leggendo questo articolo ho notato ke dalla prima riga fino all'ultima avevo stampato in faccia un sorriso da cretino.
Andare in moto non è solo una passione, è un emozione, come l'amore. chi la prova per una volta poi non ne potrà mai più fare a meno.

Lamps. soprattutto a chi si sente Motociclista nel cuore.

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Re: da leggere, lungo ma bello

Messaggio  MultiK1 il Mer 25 Feb 2009, 14:36

ricordi di tempi che furono, emozionanti, trasudano passione pura!

come non essere d'accordo con il loro racconto!
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Re: da leggere, lungo ma bello

Messaggio  Maxi il Ven 27 Feb 2009, 00:10

eheheh..macho anche io lo stesso sorriso... e me ne sono fatto un altro quando ho letto del tuo eheheh....bel racconto pieno di romanticismo ..su 2 ruote!!
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Re: da leggere, lungo ma bello

Messaggio  PacoS4r il Ven 27 Feb 2009, 01:11

Pelle d'oca e sorriso da ebete imbecille  :tok:
Questa è PASSIONE
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Re: da leggere, lungo ma bello

Messaggio  multiandrea il Ven 27 Feb 2009, 11:17

Racconti di passione che meritano sempre di essere letti!!!
Complimenti a macho....  :mrgreen:
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Re: da leggere, lungo ma bello

Messaggio  gnappetta il Ven 27 Feb 2009, 11:33

E' davvero bellissimo... emozionante, intenso... avvincente... la fotografia perfetta di un mondo che è cambiato e che in fondo resta sempre lo stesso; una panoramica nel cuore di chi forse "patisce" un amore che è profondamente irrazionale, che serpeggia nelle vene mischiato alla più famosa "doppia elica a spirale", confuso con adenina, guanina, timina e citosina.

eppure, in fondo al pulsare di questa passione irrazionale c'è un pro-memoria indispensabile...

Macho ha scritto:Adesso preferisco smanettare in pista al Mugello: chi ama davvero le moto può forse mettere a repentaglio la sua vita, ma non quella degli altri".

grazie macho!!

Very Happy Very Happy
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Re: da leggere, lungo ma bello

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